LA SALUTE: FONDAMENTALE DIRITTO DELL’INDIVIDUO E INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’

Il Dirigente Scolastico, quale  legale rappresentante di un’istituzione pubblica,  assume la posizione di garante della sicurezza in ossequio ai principi di cui all’art. 32 della Costituzione e alle norme del d.lgs n. 81/08.

L'art. 2087 cod. civ. e il T.U. sulla sicurezza sul lavoro impongono al datore l'obbligo giuridico di impedire che chi entra in contatto con l'ambiente lavorativo contragga il Covid-19

Il datore di lavoro, deve anche provvedere alla protezione dei soggetti c.d. “deboli” che operano nella sua azienda e mettere a disposizione del lavoratore tutti i presidi medici atti a prevenire l’infezione da Covid, ovvero di rischio biologico e batteriologico, così come disposto dagli artt. 266 ss del d.lgs. n. 81/08.

Il presupposto logico-giuridico di sottoporsi alla vaccinazione   è ovviamente che questa sia indispensabile per il perseguimento di un interesse pubblico.

 Chi lavora nel pubblico e a contatto con il pubblico ha una grande  responsabilità  

È di sorprendente attualità la sentenza della Corte Costituzionale n.5/2018 sull’obbligo vaccinale. Partendo da un contesto diverso da quello attuale, la suprema Corte stabilisce però i principi in base ai quali, in certi casi (e la pandemia da Covid-19 lo è), può prevalere l’interesse alla tutela della salute pubblica sull’autodeterminazione individuale.

Richiamando le disposizioni vigenti nel nostro ordinamento giuridico, partendo dai principi espressi nella Carta Costituzionale, è opportuno andare a precisare alcuni concetti dirimenti, al fine di non promuovere o favorire la diffusione di informazioni non corrette o intraprendere percorsi negoziali, prematuri o non praticabili.

Quanto dettato dall’art.32 della Costituzione, nell’affermare che «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge», pone sul tema in parola un primo chiaro punto fermo. Completato, poi, da quanto di seguito affermato, con la precisazione che «la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Principi entrambi volti a sancire il diritto alla salute, quale valore inviolabile per l’uomo, ma nei termini dell’autodeterminazione terapeutica. Terreno sul quale devono coniugarsi il diritto individuale e le tutele collettive.

L’art. 32, infatti, tutela la salute, non solo come diritto fondamentale del singolo, ma altresì come interesse della collettività, e permette di imporre un trattamento sanitario volto «non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri» (così la Corte costituzionale, nella importante sentenza n. 5 del 2018).

L’obbligo di vaccinazione non contrasta con l’articolo 32 della Costituzione. “La giurisprudenza di questa Corte in materia di vaccinazioni è salda nell’affermare che l’art. 32 Cost. postula il necessario contemperamento del diritto alla salute del singolo (anche nel suo contenuto di libertà di cura) con il coesistente e reciproco diritto degli altri e con l’interesse della collettività”.

Posto  che il datore di lavoro,   non potrà imporre l’obbligo di vaccinazione, in assenza ad oggi di specifica disposizione normativa in tal senso, in caso di libero esercizio del diritto di rifiuto da parte del lavoratore, è evidente che il datore di lavoro dovrà adoperarsi, anche nel rispetto di quanto disposto nell’art.18, co.1, lett. c) del Dlgs 81/08 s.m., nel cercare alternative adeguate per garantire la prosecuzione dell’attività lavorativa, trovare soluzioni e adattamenti adatti, garantendo la tutela complessiva della popolazione lavorativa,  invitare ad adottare misure di protezione: prescrizione, quest'ultima,   nella  plausibilità  che il lavoratore non vaccinato sia comunque portatore di possibile contagio.

 

Se tutti   adottassimo un po' di buonsenso, di senso civico ed evitassimo inutili partigianerie, forse, e dico forse, ne potrebbe uscire una società migliore, provata nell’animo ma certamente più coesa.