“La lotta che avete sostenuto deve diventare la lotta di ciascuno di noi”

Esattamente 28 anni fa. 17:56, Capaci.

È un caldo pomeriggio di primavera. Giovanni Falcone e la sua scorta si stanno dirigendo a Palermo dopo essere atterrati all’aeroporto di “Punta Raisi”. 

Un’esplosione. Il silenzio.  

Le auto blindate volano in aria e lì, in quell’autostrada distrutta, si spegne uno dei più grandi volti dell’antimafia, Giovanni Falcone. Un uomo che non cede alla corruzione, che non si arrende dinanzi alle minacce di morte, alle lettere intimidatorie, agli attentati.

Un uomo che vuole liberare la Sicilia e l’intera Nazione dall’incubo della mafia.

Circa un mese dopo, il suo collega e amico Paolo Borsellino si reca dalla madre, a Palermo, in pieno centro. 

Un’altra esplosione, dopo 57 giorni dall’ “Attentatuni”. 

Sembra un déjà-vu, e purtroppo lo è. A perdere la vita è un altro dei personaggi più importanti della lotta alla criminalità organizzata, legato a Giovanni da un comune obiettivo: sconfiggere la Mafia.

Ad oggi le cose sono cambiate, grazie al lavoro di Falcone e Borsellino e delle persone che li hanno succeduti, le mafie si sono indebolite anche se continuano a seminare morti e feriti, ad intervenire dove lo Stato non arriva, indebitando e mettendo alle strette chi stringe affari con le cosche mafiose. 

Azioni come quelle dei due giudici siciliani devono servire da monito per chiunque, e per dire, ancora una volta e sempre, NO alla Mafia!

                                                                                                                                           

    Giuseppe Di Sorbo

   

Il 23 maggio di 28 anni fa 400 chili di tritolo fecero saltare in aria, insieme ad una parte dell’autostrada A29, due macchine che in quel momento si dirigevano verso Palermo. In quelle due vetture viaggiavano Giovanni Falcone, sua moglie e la sua scorta. I tre agenti morirono sul colpo. I due coniugi invece poche ore dopo.

Questo delitto infame fu compiuto dalla mafia, malattia invisibile, radicata nell’animo di uomini cresciuti all’ombra di falsi principi che nulla hanno a che fare con lo Stato e che prendono una direzione opposta a quella della legalità.

Il magistrato Giovanni Falcone, insieme al suo collega e amico Paolo Borsellino, cercarono di riportare in Sicilia e non solo, i principi di giustizia che “Cosa nostra” aveva invece seppellito sotto una coltre di reati di vario genere.

Nel 1986, dopo anni di indagini, i due giudici furono fautori e parteciparono al maxiprocesso di Palermo in cui vennero giudicate davanti alla corte più di 450 persone. Alla fine di questo che fu il più grande processo penale della storia, l’organizzazione Cosa nostra si ritrovò orfana di un numero considerevole di adepti e decise di colpire l’ordine precostituito dello Stato dando inizio ad una nuova stagione sanguinaria, la stagione del tritolo.

L’omicidio di Falcone, tinse di rosso la primavera del ’92, ma questa scia si allungherà fino al 19 luglio dello stesso anno e purtroppo non finirà lì.

La modalità di esecuzione è diversa nel tempo, ma il risultato è lo stesso: famiglie distrutte, sogni di giustizia interrotti … interrotti, ma non abbandonati, e anche se consapevoli di mettere a rischio vite, spesso spezzate, altri uomini hanno continuato la loro battaglia che speriamo diventi un giorno una guerra vinta.

La tragica morte di Falcone scosse l’Italia intera, ma dalla Sicilia, per la prima volta, si levò un grido silenzioso, udibile in tutto il mondo, un’omertà di decenni superata dalla consapevolezza della schiavitù del popolo siciliano nei confronti dei “padrini”. Balconi e finestre si vestirono di lenzuola bianche, e quel gesto sarà ricorrente da quel momento in poi, non solo in Sicilia, ma in tutta Italia ogni qual volta tutto il popolo ha sentito la necessità di esprimere in modo visibile il proprio consenso e appoggio alla lotta contro la mafia. Noi ragazzi di oggi, abbiamo memoria di quegli anni attraverso le foto, i libri ed i racconti eppure il messaggio è ancora forte e chiaro:

“Chi tace o piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.” – Giovanni Falcone

Io penso che Giovanni Falcone e i suoi ideali, non siano morti ma vivono in tutti quelli che credono ancora in un futuro di giustizia e legalità.

                                                                                                            Maria Pina Mastroianni

 

   Per non dimenticare!

     Contributo degli alunni della classe IV Scuola Primaria di Ruviano